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K Citazione



Chiacchere e Preoccupazioni
 
Meditazioni sul Vivere
Ó
Mondadori Editore









Come stranamente simili sono chiacchiere e
preoccupazioni. Tanto le uno quanto le altre sono il prodotto di una mente
inquieta. Una mente inquieta deve avere una mutevole varieta’ di espressioni e
di azioni, deve essere occupata; deve avere sensazioni sempre piu’ accentuate,
interessi passeggeri, e le chiacchiere ontengono gli elementi di tutte queste
cose.


Le ciarle sono l’antitesi medesima
dell’intensita’ e del fervore. Parlare di un altro, simpaticamente o con
cattiveria, e’ una evasione daJ proprio io, e l’evasione e’ causa di
irrequietezza. L’evasione e’ di per se stessa irrequieta. Interessarsi degli
affari degli altri sembra occupare Ia maggior parte della gente, e questo
interessamento si rivela nella lettura d’innumcrevoIi riviste e giornali, con le
loro colonne di pettegolezzi, i loro resoconti di delitti, divorzi e cosi’ via.


Come ci interessa cio’ che gli altri
pensano di noi, cosi’ siamo bramosi di sapere tutto di loro; e da cio’ sorgono
le crude e sottili forme di snobismo e di adorazione dell’autorita’. Diveniamo
cosi’ sempre piu’ esteriori e interiormente vacui. Piu’ siamo esteriori, piu’i
debbono esserci sensazioni e distrazioni, e cio’ da’ origine a una mente che non
e’ mai tranquilla, che non e’ capace di profonda ricerca e di scoperta.


Il pettegolezzo e’ un’espressione della
mente irrequieta; ma il solo fatto di essere silenziosi non indica una mente
tranquilla. La tranquillita’ non viene in essere con l’astinenza o il diniego;
viene dalla comprensione di cio’ che e’. Comprendere cio’ che e’ richiede una
pronta consapevolezza, perche cio’ che e’ non e’ statico.


Se non ci preoccupassimo, in massima parte
non ci accorgeremmo di essere vivi; lottare con un problema e’ per la
maggioranza di noi indicazione della nostra esistenza. Non possiamo immaginare
la vita senza un problema; e piu’ siamo assorti in un problema, piu’ vivi
crediamo di essere. La costante tensione su di un problema che soltanto il
pensiero ha creato non fa che ottundere la mente, rendendola insensibile e
stanca.


Perche’ questo incessante preoccuparsi di
un problema? Il preoccuparsi risolvera ii problema? O la risposta al problema
viene quando la mente c’ tranquilla? Ma per la maggioranza delle persone, una
mente tranquilla e’ cosa piuttosto temibile; hanno paura di essere tranquilli,
perche’ sa il cielo che cosa potrebbero scoprire in se stessi, e preoccuparsi e’
prevenire cio’. Una mente che temaa di scoprire deve stare sempre sulla
difensiva e l’irrequietezza e’ la sua difesa 


Per la tensione continua, per l’abitudine e
l’influsso delle circostanze, gli strati consapevoli della mente Si sono fatti
agitati e irrequieti. L’esistenza moderna incoraggia questa superficiale
attivita, questa distrazione, che sono un’altra forma di autodifesa. La difesa
e’ resistenza, che inibisce la comprensione.


La preoccupazione, come il pettegolezzo,
assomiglia all’intensita’ e alla serieta’; ma quando si osservi piu’
attentamente, si  vedra’ che essa deriva daIl’attrazione e non dall’ardore.
L’attrazione e’ sempre mutevole ed e’ per questo che gli oggetti della
preoccupazione e del pettegolezzo cangiano. Il cambiamento non e’ che
continuita’ modificata. Ciarle e preoccupazioni possono avere fine solo quando
l’irrequietezza della mente sia compresa. La mera astinenza, il controllo e la
disciplina soltanto non procureranno la tranquillita’, ma ottunderanno la mente,
rendendola insensihile e ristretta.


La curiosita’ non rappresenta la via della
comprensione. La  comprensione viene dalla conoscenza di se stessi. Colui che
soffre non e’ curioso; e la semplice curiosita’, coi suoi eccessi meditativi, e’
un intralcio alla conoscenza di se stessi. La meditazione filosofica, come la
curiosita’, e’ un indizio di irrequictezza; e una mente irrequieta, per dotata
che sia, distrugge la comprensione e la felicita’.

 



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