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Lascio la città
Kumar R Shrestha
Ó
The Quest
La corriera era piena di turisti, anzi, c’erano piu’ zaini e
borse che persone. Parlavano varie lingue e guardavano attorno ma nessuno
sorrideva. Qualcuno aveva un piccolo stereo accesso il cantante sembrava perso
nelle sue melodie estatiche. Dietro di te, c’era un orientale assonnato fra le
cuffie. Davanti sentivi un ragazzo che rideva come un pazzo ovviamente per
nessun motivo e la ragazza accanto sembrava molto imbarazzata da questo. Faceva
caldo sotto il sole ma le finestre non si aprivano. Per fortuna non c’era
nessuno che fumava.
Finalmente la corriera era partita. Correva nel mezzo delle
strade strette, tra altre vetture grandi e piccole. Il suono di clacson faceva
dolore ai timpani ma in compenso ti facevano passare prima. Passavi nel mezzo
dei negozi del sabato mattina, nel mezzo della gente che attraversava la strada
con calma e nel mezzo delle case mezze costruite e poi lasciate li’. Passavi una
citta’ dopo l’altra ma vedevi sempre gente impegnata in varie attivita’ del
giorno libero. Piano piano, le abitazioni scomparivano. Sentivi l’aria diversa,
vedevi le risaie verdi e le giganti piante di bambu’ e capivi che eri in
campagna. Ti trovavi nel mezzo di crinali alti, la strada diventava sempre piu’
tortuosa per poi diventare anche ripida. Salivi sempre’ in su’, lasciavi le
citta’ lontani e le montagne ti si avvicinavano sempre di piu’. La terra
prendeva il color rossiccio, gli alberi cambiavano le foglie e tu sentivi lo
spazio che espandeva dentro di te.
… e vado lontano
Improvvisamente la corriera si fermava dopo una curva
pericolosa. Il conduttore urlava: «Tea time!» Bisognava rispettare la pausa
locale, anche durante il viaggio. Uscivi volentieri dalla scatola di ferro
omai surriscaldato per respirare un po’ di freschezza e per guardare la
panorama attorno. Ti attirava soprattutto quella montagna che vedevi in
distanza, molto estesa e tutta coperta di foreste.Ti sorprendeva il fatto che
non c’era nemmeno un’albero tagliato. Una persona del posto seduto vicino ti
informava: «Ma quella foresta e’ lunga diecine di chilometri!» Scherzando,
facevi: «Forse ci sarranno anche delle tigri?» Rispondeva: «Certo che si’.» Qui
in paese, molto spesso le tigri portano via delle capre e delle mucche. A quel
punto, tu non potevi dire niente. Potevi solo ammirare quella interita’, quella
natura intatta dove l’uomo non ha ancora messo i piedi.
Guardavi la citta’ da li’ ascoltavi l’incessante rumore,
vedevi il polvere ed il fumo che ti avvolgeva. Vedevi lo sforzo per diventare
ricchi di soldi in contrasto con la poverta’ sia materiale che spirituale.
Vedevi l’attrazione e l’attaccamento che ti legavano, e poi percepivi l’amore
che spazzava via tutto cio’. Qui dall’alto, riuscivi a scalare la
superficialita’ nei rapporti laggiu’ e la sofferenza che fioriva con la mancanza
di profondita’. Notavi il fallimento umano nella continua rincorsa per il
‘successo’. Sentivi l’odore dell’omnipresente tristezza umana e quel raro stato
di gioia che nasce da niente.
… a
vivere nel mistero
Assaggiavi con gusto il te’ sulla terrazza in cima del crinale
mentre guardavi lo splendido panorama che ti circondava. Sentivi una musica
ritmica che ti arrivava a colpi e notavi che c’era un gruppo di giovani che
ballavano sul verde sotto gli alberi di pini marittimi. Apprezzavi il vento
leggero e ti riempivi con l’aria fresca e fina. Il sole ti riscaldava
abbastanza ma notavi che il te’ si raffreddava in fretta.
Davanti a te, la valle scendeva giu’ insieme con le terrazze
coltivate e poi risaliva in alto verso i ghiacciai perenni. Sulla tua destra e
sinistra , la valle si apriva verso il basso nel mezzo dei crinali altissimi. In
distanza vedevi dei villaggi e delle abitazioni costruite sopra i dossi di terra
che spuntavano. Ammiravi quel abisso di terra dove l’uomo aveva lavorato tanto
per renderlo coltivabile. La terra era buona e il dono degli dei’ era piu’ che
abbondante.
Il respiro e’ la vita. La vita molto spesso e’ un ritornello. In
questo ritornello, si catturano i desideri, le ferite, i dolori e l’amarezza di
tutto cio’. Dimentichiamo che ci occore respirare profondamente e poi svuotare i
polmoni. In questa profondita’, la tristezza si spreme con le lacrime. Le
lacrime non sono altro che gocce di gioia che evaporano con il calore della
vita. Il resto e’ mistero dolce mistero. Molto spesso sprechiamo la vita nella
ricerca di risolvere questo mistero. Invece questa dolcezza va assaggiata senza
un perche’. Niente e’ piu’ dolce del mistero. Solo chi ha la vera passione
riesce a raccogliere i frutti dell’infinito.
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