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Il rapporto che non c’è
K
Ó
Ubaldini Editore
Verso
sera, quando il cielo a occidente s’infiamma per il tramonto, l’albero diventa
pian piano tenebroso, oscuro, chiuso in se stesso. Il cielo fa rosso, giallo,
verde, ma l’albero rimane calmo, nascosto, e riposa per la notte.
Se stabilisci un
rapporto con esso, lo stabilisci anche con l’umanita’. In quel momento sei
responsabile di quel albero e di tutti gli alberi del mondo. Non osserviamo mai
profondamente la qualita’ dell’albero; non lo tocchiamo mai veramente, ne’
percepiamo la sua solidita’, la ruvida corteccia, e non ascoltiamo il suono che
e’ parte dell’albero. Non il suono del vento tra le foglie, non la brezza
mattutina che le fa ondeggiare, ma il suo suono, il suono del tronco e il suono
silenzioso delle radici. Devi essere straordinariamente sensibile per sentirne
il suono. Non e’ il rumore del mondo, ne’ il rumore del chiacchierio della
mente, ne’ la volgarita’ dei litigi umani e delle guerre umane, ma e’ il suono
come parte dell’universo.
E strano avere un
rapporto così limitato con la natura, gli insetti, la rana che salta e il gufo
che stride tra le colline per richiamare la compagna. Sembra che non abbiamo mai
sentimenti per tutti gli esseri viventi della terra. Se potessimo stabilire un
rapporto profondo e costante con la natura, non uccideremmo mai un animale per
sfamarci, non faremmo mai del male e non vivisezioneremmo le scimmie, i cani, i
porcellini per il nostro bene. Troveremmo altre vie per guarire le nostre
ferite, per sanare i nostri corpi.
Ma la guarigione della
mente è una cosa totalmente diversa. Avviene gradualmente se stiamo can la
natura, con quell’arancia sull’albero e con quel filo d’erba che cresce tra il
cemento, con le colline coperte, nascoste dalle nuvole.
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