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Opera Inspirato
da K
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Può uno essere mai libero?
Kumar R Shrestha
Ó
The Quest
L’avevo vista salire sul treno con la
valigia che ovviamente pesava molto. La persona che l’accompagnava doveva essere
stata la madre – cio’ si vedeva dall’ombra di preoccupazione che la seguiva.
Presto s’era messa a conversare con la ragazza seduta davanti. C’era un certo
magnetismo attorno a lei ed io ero li’ che ascoltavo il loro discorso. Parlavano
delle culture orientali e degli stili di vita «Nonostante la differenza nella
mentalita’» lei sosteneva «ci devono essere dei punti d’incontro»
Notavi una ferma credenza in cio’ che
diceva ed i suoi gesti precisi non facevano altro che accentuare questo fatto.
Dal suo aspetto sembrava molto giovane ma il suo modo di comportarsi mostrava
una maturita’ assai precoce. Mi guardava ogni tanto e sembrava sorpresa che io
gli sorridessi. In lei percepivo una natura che conosco da sempre. Ma lei non mi
badava e proseguiva con la sua conversazione. La ragazza orientale di fronte a
me continuava a giocare con il suo nuovo telefonino.
Quando tutti gli altri erano andati, lei
era rimasta. Voleva leggermi degli scritti che le avevo dato. Notavo che la sua
voce era bellissima. In lei le parole vibravano e prendevano forma e si
tingevano con i suoi sentimenti per poi risuonare dentro di me. Il suo sorriso
mostrava l’entusiasmo per quello che stava leggendo. Trovava un certo gusto in
tutto cio’ ma io vedevo le nuvole che incominciavano ad accumulare. Quando era
arrivata alla domanda “si puo mai essere liberi?” avevo notato un lampo che
scintillava. Improvvisamente il suo cielo scoppio’ in una pioggia. «No. Non si
puo’. Non si puo’ essere liberi» mi disse fra singhiozzi «Il momento che lo
siamo, non ci saremmo almeno non in questa dimensione.»
Io la guardavo e vedevo l’angoscia
fiorire. «Vorrei innamorarmi » mi disse « mi sento pronta vorrei provare
delle emozioni mai provate. Ma nello stesso tempo, ho paura tanta paura. E
tutto questo mi lega. Invece io vorrei essere libera. Tu che ne dici?» mi
domandava con gli occhi bagnati «Non c’e’ una via di mezzo?»
Lei mi guardava aspettava una risposta da
me. Sentivo la sua urgenza, sentivo lei che piangeva dentro di me. Puo’ una
risposta verbale dare il fine a tutte le sue sofferenze? Invece questa risposta
avvrebbe acceso un barlume di speranza con cui illuminare un pezzetto di strada
d’avanti. Io non potevo far altro che osservare tutto cio’ a lasciare che
l’essenza mi inumiduisca. Il mio essere era sommerso in quella entita’ non-nata
ne’ pronunciabile e lei stava sulla stessa sponda. In questo silenzio,
percepivo l’infinito che espandeva e stringeva. Vedevo che fra lei e me non
c’era ne’ tempo e ne’ spazio lei era diventata uno con me. La risposta era
scomparsa c’era solo l’innocente il silenzio che guarisce tutto.
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