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Opera Inspirata
da K
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Fa l’amicizia con la paura
Kumar R Shrestha
Ó
The Quest
Era seduta davanti a me la prima volta che
l’avevo vista. La stanza era affollata – c’era gente di diverse identita’
culturali. Quasi tutti erano seduti per la terra ed erano molto coinvolti nel
discorso in argomento. Lei era piena di entusiasmo – spesso alzava la mano ed
aspettava per fare una domanda all’interlocutore. Ogni tanto si rivolgeva verso
di me e sorrideva – sembrava una bambina con tanta curiosita’. Sentivo l’energia
che arrivava alla superficie e poi esplodeva come delle bollicine. Il monaco
tibetano invece continuava a fare il suo discorso sulla mente ed ‘ il vuoto’.
Mi raccontava della sua preoccupazione per
la madre. Nonostante il suo stato fisico, la sua madre lavorava troppo. Soffriva
di insonnia ed altri disturbi minori. Diceva di aver provato di tutto ma la
madre non le dava retta. Un giorno me la fece a conoscere. Era una donna dolce e
calorosa – ma ti dispiaceva il vedere la stanchezza accumulata nel suo essere.
Non parlava nessuna lingua che conosco ma ci si capiva lo stesso e poi la figlia
mi aiutava. Mi aveva chiesto della mia origine, del mio lavoro e della mia
famiglia – sembrava colpita dal mio senso di avventura. «Tu che vivi cosi’
lontanto dal tuo paese » mi chiedeva « non hai paura?»
Un giorno la madre ci aveva invitato a
cena. Aveva preparato dei piatti tipici ma non era sicura se mi sarrebbero
piaciuti. Ad un certo punto, le due s’erano messe a discutere. Io non capivo
tutto ma si notava che la madre era molto preoccupata. La figlia era abbastanza
tranquilla ma alla fine la madre non poteva far altro che scoppiare a piangere.
Piu’ tardi la figlia mi aveva spiegato che
la sua madre non voleva che lei seguisse quella scuola buddhista. Era
terrorizzata che fosse qualche setta pericolosa e che gli portasse via tutti i
soldi. «Ma stranamente oggi sono calma con la mamma» mi disse «penso che sia la
tua presenza». Dopo la cena, io avevo cercato di parlare con la madre e le avevo
detto che non c’era da spaventarsi – non vedevo nessun motivo per cui
preoccuparsi. Ed alla fine lei mi aveva abbracciato, dicendo «Ti sento come uno
della nostra famiglia – grazie!»
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