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The Quest




Opera Inspirata
da
K



Lassù dove vivono degli deì
  
  Kumar R Shrestha
Ó
The Quest


Era un luogo da sogno – da respirare dentro di te e poi
rilasciare con calma. Salivi sui sentieri tra le casette mezzo i giardini di
banane, caffe’ e papaya e passavi per le risaie a terrazza. Camminavi sotto il
sole che batteva ma non sudavi neanche una goccia. La terrra era secca e sentivi
l’attesa  della pioggia nell’aria. Sentivi il stridente grido dell’uccello che
richiamava il compagno, sentivi la sua urgenza e poi sentivi anche la risposta
dall’altra parte. Piu’ tardi incontravi un vecchietto che urlava al suo figlio.
Ovviamente il figlio aveva combinato un guaio e il padre sembrava molto
arrabbiato. Finalmente prendevi una strada in quota – da camminare con le
montagne alte alla destra e un lago tranquillo alla sinistra. Vedevi un cane che
si alzava al tuo arrivo e poi ti seguiva come fosse un’ombra. Sopra la valle
tagliata da un fiume azzuro e roccioso un avvoltoio solitario ondeggiava con il
vento ma la sua ombra non si vedeva da nessuna parte. 


Improvvisamente il cielo diventava grigio e incominciava a
piovere.  Ti bagnavi e il vento freddo ti faceva dimenticare il caldo che c’era
prima. Ti fermavi in uno dei bar alla capanna di paglia e ti sedevi su una delle
sedie all’aperto. Arrivava di corsa una ragazza con degli occhi grandi e un
sorriso caloroso e ti chiedeva: «Fa freddo. Posso farvi un te’ caldo?» Dicevi
«Si’ grazie! Ma dov’eri? Stavi giocando?» «No, no. Ero laggiu’. Sono appena
tornata da colleggio» lei ti rispondeva e sorrideva con una innocenza che era
rara laggiu’ dove studiava lei. Aspettavi che la pioggia si smettesse mentre
guardavi le nuvole che volevano scendere da te. Scendeva anche il buio e tu ti
alzavi per proseguire. La ragazza ti chiedeva di coprirti bene: «Lassu’ fa molto
freddo. Vedo che voi non avete tante cose.» insisteva «Portate queste coperte di
lana con voi. Non ci sono problemi. Le potete riportarci domani.»


Alla fine salivi sulle scaline di rocce tagliate a grandi fette
e arrivavi al tuo alberghetto. Passavi una notte fresca sotto le stelle
silenziose e sopra le luci della citta’ rumorosa che ora dormiva giu’ nel fondo
valle. Il giorno dopo, ti alzavi presto per guardare l’alba – per salutare il
sole che dava il primo bacio del giorno alle vette ancora fresche dopo la
nevicata del giorno precedente. Salivi ancora un po’ per poi arrivare al punto
piu’ alto – un’antica fortezza del nome Sarangkot – dove si facevano i duelli
con le spade. All’improvviso ti trovavi davanti i giganti coperti di neve.
Sembrava quasi un sogno – un pezzetto della catena himalayana delle Annapurna,
Macchapucchre e della Dhaulagiri sorgeva sopra di te e tu potevi solo guardare –
senza una parola.  C’erano tanti turisti con le loro guide e le macchine
fotografiche scattavano in continuo. I ricordi si tingevano sulla pellicola e
poi sulla mente ma le montagne non badavano a tutto cio’. Esse rimanevano li’ –
alte, immobili, e fresche.

 



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